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Motore AC o DC per la centralina: differenze e criteri

In breve: La regola pratica: alimentazione da rete e cicli lunghi → motore AC in servizio continuo S1; alimentazione a batteria e cicli brevi → motore DC in servizio intermittente S3. Nei casi intermedi decide il ciclo di lavoro effettivo, non il catalogo.

Due motori, due filosofie

Il motore AC (monofase 230V o trifase 400V) è nato per girare a lungo: servizio continuo S1, rendimento costante, poca manutenzione. Il motore DC 12/24V è nato per lo spunto: eroga molta coppia subito, ma scalda in fretta — per questo lavora in servizio intermittente S3, con pause che gli permettono di raffreddarsi. Usarli fuori ruolo è la causa più comune di guasto prematuro.

Il ciclo di lavoro decide

Un banco prova che tiene in pressione per ore è territorio AC. Una sponda montacarichi che lavora 30 secondi ogni quarto d’ora è territorio DC. In mezzo ci sono i casi da calcolare: percentuale di lavoro nel ciclo (rapporto di intermittenza), durata della singola manovra, temperatura ambiente. Sono i tre numeri che chiediamo sempre prima di proporre un motore.

L’errore classico: DC in servizio continuo

Il motore DC che "funzionava benissimo in collaudo" e si brucia in campo quasi sempre lavorava oltre il suo rapporto di intermittenza: manovre più lunghe del previsto, o pause più corte. Se il ciclo reale è al limite, le soluzioni sono due: salire di taglia motore o passare ad AC con inverter. Entrambe costano meno di una flotta ferma.

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